Una favola moderna, la sua, “cenerentolo” che ha realizzato il sogno sposando la principessa azzurra Serie A.
Al suo fianco, in realtà, c’è da sempre la dolce e biondissima Rudina, con cui ha messo al mondo, a Pesaro, la sua vittoria più bella, l’orgoglio di mamma e papà Cindy.
7 scudetti e 4 Coppe d’Albania, con diverse partecipazioni alla Coppa dei Campioni per Spiro tra il 1983 e il 1991 con il Partizani Tirana (una squadra-stato), poi Fano, Sant’Angelo in Vado, Montecchio, Stella Maris, Morciano, San Marino e Santarcangelo.
Ha preso parte a tutti i campionati tranne la B e ne ha vinti cinque, prima del lancio in orbita. La sua volta celeste è la biancorossa Pesaro, dove approda nel 2010, pronto al decollo.
Comincia col settore giovanile e poi passa in prima squadra, a 52 primavere. Un’emozione indescrivibile, il desiderio di una vita che si avvera.
Entusiasmo a go-go e concentrazione sull’obiettivo, per non perderlo mai di vista. Il destino, a volte, è più lucido di noi.
La storia racconta che, nell’ ’88 il nostro giocò a Pesaro in Coppa dei Campioni con il Partizani Tirana e segnò 16 punti. A fine gara, Valerio Bianchini gli regalò una cravatta perché fu colpito da lui, che col tempo diventò amico di Andrea Gracis. Il dirigente trevigiano assieme a Zampolini lo invitò a Pesaro in vacanza.
Nel ’91 terminò gli studi e decise di fare un’esperienza in Italia. Così, a 26 anni, cambiò la sua vita e smise di giocare.
Leka, che fu il capitano della Nazionale Juniores e affrontò Danilovic eKomazec, dovette rinunciare alla rappresentativa maggiore per
via di un infortunio.
E’ anche “maestro meritato”, riconoscimento che è stato attribuito a soli 67 sportivi in Albania.
Ma riavvolgiamo il nastro.
Gracis, Zampolini e Magnifico accompagnarono Spiro in azienda da Valter Scavolini, volevano dargli una mano a trovare lavoro.
Non poteva giocare perché ai tempi c’erano solo due stranieri.
Alla fine non montò cucine ma si mantenne rimboccandosi le mani in un negozio di ferramenta.
Intanto iniziò ad allenare in D a Fano, appunto, ma non aveva ancora il patentino.
Lo prese e colse due promozioni e poi altrettante con il Morciano.
Fino alla chiamata della Vuelle, che ha trascinato a una storica salvezza.
Oggi è a Ferrara, dove ama fare camminate sulle mura o in centro.