Porte che sfiorò pochi anni più tardi con la Fulgor Libertas targata Vem Sistemi e sfondò meritatamente con la maglia della Pallacanestro Reggiana che rappresenta tutt’ora il punto più alto della sua carriera.
Dopo l’esperienza a Reggio Emilia e una parentesi poco fortunata a Verona seguita da uno spezzone di stagione positivissimo con la maglia di Imola, Matteo tentò di cancellare le delusioni e di chiudere un altro cerchio anchea Forlì.
Il cuore lo convinse nuovamente della bontà di questa scelta. Rifiutò sistemazioni più tranquille e sicure per un sogno, riportare in A1 da Capitano la sua città.
Punto più alto di questa esperienza la conclusione a fil di sirena che batte Casalpusterlengo e regala ad una Forlì in difficoltà economiche, in campo solo con italiani durante quella partita, attimi di giubilo vero.
Il bene della squadra sempre davanti al tornaconto personale proprio comequando per due punti in campionato con Legnano il “Frasso” si infortuna nuovamente a due centesimi di secondo dalla sirena o ancora quando si frappone tra le forze dell’ordine e i suoi tifosi al termine di una tiratissima e sentitissima gara 5 in quella nefasta serie contro la Fortitudo di pochi anni prima.
Ora Matteo sta tentando faticosamente di chiudere un nuovo cerchio, partito da
Cesena in B 2 è tornato nella città romagnola per tentare il colpo gobbo e portare città e compagni in serie A. Il futuro è tutt’altro che scontato ma siamo sicuri che il “Frasso” seguirà sempre il suo cuore.