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Davide Andreaus – La Storia

«Petrarca per me è fede, passione, sudore, amore… è tutto!» si esprimeva così Davide Andreaus nel 2015, intervistato riguardo al derby di Padova tra Petrarca e Virtus che quella stagione, dopo 25 anni, ritornava in C Gold.

Chiaro che, quando un paio d’anni più tardi gli si è profilata la possibilità, legata anche ad una precisa scelta di vita (quell’estate ha iniziato a lavorare nell’azienda frigo-meccanica del padre), di approdare all’Unione Basket Padova ovvero gli eredi di quella tradizione, non potesse che aderire con entusiasmo.

«L’idea di creare un connubio lavoro-pallacanestro mi stuzzicava parecchio, anche perché sarei tornato in una società che è parte del Petrarca, dove sono cresciuto. Il mio è un obiettivo a lungo termine. Ho tanti sogni nel cassetto, ma uno è sempre stato quello di diventare una bandiera come lo sono stati tanti anni fa ad esempio Giorgio Tonzig o Gherardo Bonetto.
Vorrei vincere come hanno fatto loro riportando Padova a grandi livelli. Sarebbe bello essere ricordati per un’impresa del genere». 

Al legame con il Petrarca, o meglio intrecciato con questo dove entrambi sono cresciuti, per “Dave” non va dimenticato quello con Michele Benfatto: il suo “gemello diverso”, a fronte del fratello gemello Matteo giocatore di discreto livello (fino alla D) ma penalizzato da diversi infortuni (specie al ginocchio).

andreaus-davide7 Infortuni e una malformazione genetica alla mano destra (ha tre dita fin dalla nascita) cui Davide ha saputo supplire con dedizione, lavoro e tanto cuore. Oltre, ovviamente, al suo contagioso sorriso. E se la pagina Facebook “L’umiltà di chiamarsi minors” nell’estate del 2014 rendeva tributo alla sua mano nel post “Canotte ignoranti”, lo stesso “Aus” trovava il modo di ironizzare tornando sull’argomento nel febbraio 2017 così nel post su “La Giornata Tipo” di Twitter in replica all’iconica foto di MJ: «Facile giocare con 5 dita #MichaelJordan. Prova a giocare con due perché il terzo non si piega!».

Carriera da lui spesa per lo più in serie B, senza disdegnare qualche esperienza in A2 (ed importanti try out in blasonate società, quali Olimpia Milano e Virtus Roma): a Pavia, Imola e Forlì.

Classe ’86 cresciuto nelle giovanili del Petrarca, dove raggiunse le Finali nazionali Juniores del 2003 a Rimini e suscitò l’interesse del Settore squadre nazionali (ha fatto parte della Nazionale Under 20), dopo alcune apparizioni in quelle precedenti iniziò a far parte in pianta stabile – con Benfatto –  dell’Acqua&Sapone di B d’Eccellenza nella stagione 2004-2005.

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Ala piccola o grande a seconda delle occorrenze, tiratore mancino mortifero specie dall’arco dei tre punti senza dimenticare le sue doti difensive, la mentalità vincente e l’allenabilità, “Darbula” da lì ha spiccato il volo verso il basket dei professionisti: Riva del Garda per un paio di stagioni; poi Robur Osimo (2007-2008), NP Firenze (2008-2009) in prestito da Pavia, quando riportò per la prima volta la rottura del crociato anteriore del ginocchio; e soprattutto la Virtus Siena per un altro paio di stagioni dove nel 2011 risultò una “colonna portante” di quel gruppo giovane che, forgiato dalle sapienti mani di Stefano Salieri e poi Marcello Billeri, vinse la Coppa Italia serie A Dilettanti traguardo più importante nella storia della società (una stagione chiusa con 9,3 punti di media in 27.1 minuti di utilizzo, tirando con il 57% da 2 ed un sontuoso 49% dall’arco), le “tappe” della sua carriera.

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ltre, appunto, alle due parentesi in A2 a Pavia ed Andrea Costa Imola.

Carriera, come ricordato, costellata anche da infortuni: ad Imola agli inizi del 2012, infatti, riportò un altro grave infortunio al ginocchio (lesione del legamento crociato anteriore e meniscale) che rese necessario l’intervento chirurgico del Dottor Lelli.

Così, quando attorno a lui oltre alle prime avvisaglie della crisi sembrava affiorare un po’ di incertezza, nel corso della stagione 2012-13 la decisione di ripartire dalla “sua” Padova, pur sull’altra sponda: la Virtus in DnC – con un contratto “a gettone”, poi prolungato fino al termine -, nella quale ha viaggiato a 15 punti ed oltre 6 rimbalzi.

Una parentesi che gli permise di rilanciarsi ed al tempo stesso di accelerare il suo percorso di studi: si è laureato alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Ateneo Patavino, indirizzo Economia Internazionale.

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Da lì, di fatto, un altro snodo importante della carriera con l’approdo a Ferrara in A2, dove ritrova “Il Benfa”, e si presenta così: «Ho tanta voglia di rimettermi in gioco. Credo di essere molto duttile: posso giocare sia sul perimetro da ‘tre’ che sotto canestro da ‘4’, e non ho preferenze. Diciamo che se mi marca uno più piccolo, vado spalle a canestro, se mi marca un lungo provo a batterlo in velocità».

«Un ragazzo che ha un grande cuore e grande tecnica – chiosa il procuratore Andrea Ricci – e con queste qualità supplisce ad alcune mancanze fisiche».

E dopo l’altra breve sfortunata parentesi nella categoria alla Fulgor Libertas Forlì, con la società fallita dopo undici gare ed i giocatori sfrattati dall’albergo (“House”, però, spiegherà in seguito: «Tutti mi dicono che è stata un’esperienza da cancellare, io però voglio ricordare solo le cose belle di quei 3 mesi. Ho avuto la possibilità di conoscere persone stupende e di crescere dal punto di vista professionale allenandomi e giocando con atleti di fama internazionale; un’esperienza, una città e dei tifosi che porterò sempre nel mio cuore»), a metà di quella stagione 2013-14 l’approdo a Lecco in DnB che viaggiando a 12 punti di media ha contribuito – tra l’incredulità generale – a portare in semifinale.

Poi l’approdo alla Benedetto XIV Cento, di nuovo con “Benfa” (oltre a Demartini, già loro compagno di squadra negli juniores del Petrarca Patavium…), per un biennio definito «unico»: con la squadra centese che ha raggiunto due finali-promozione, perse rispettivamente contro Forlì e Bergamo, ed Andreaus ha viaggiato in entrambe ad oltre 8 punti di media.

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Ed inevitabilmente per lui, quasi come in un cerchio che si chiude o meglio come un sogno che arriva a compimento, il ritorno a Padova.

Nella città del Santo, tornato da giocatore maturo ed esperto, è divenuto ben presto – appunto, come sognato – l’elemento di punta, oltre che “bandiera” e capitano della formazione biancoscudata: che dopo due stagioni di sofferenza (la salvezza conquistata in entrambe all’ultimo turno play out) ma nelle quali Davide Andreaus ha viaggiato a quasi 17 ed oltre 19 punti di media rispettivamente (nella seconda, 2° miglior marcatore della categoria), è attualmente in vetta alla classifica della C Gold triveneta.

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