La storia di Andrea De Nicolao è una di quelle che, nel limitato e piccolo mondo del basket di casa nostra, dovrebbero essere raccontate ai giovani e tramandate. Perché è una storia che insegna. Una storia che profuma di famiglia, affetti forti, sentimenti importanti, unione, ma anche di una sconfinata passione per uno sport, sudore, sforzi, fatica, sacrificio ma che alla fine è stata baciata dalla parte giusta della moneta del destino e che quindi ti fa arrivare alla fine con il sorriso ed appagato dal fatto che ogni tanto, non solo al cinema, i buoni vincono.
Se invece che in Italia vivessimo negli Stati Uniti – una nazione che per la sua giovane storia sa attingere e raccontare meravigliosamente la sua epica che si concretizza in due grandi filoni, il Far West con tutto ciò che esiste prima e dopo e le imprese sportive – sulla storia di Andrea De Nicolao e su quella della sua famiglia avrebbero già prodotto e girato un film.
E questo anche se la vicenda di “DeNik” è ancora lontana dalla conclusione e credo saranno ancora tanti gli avvenimenti positivi ed edificanti che la caratterizzeranno. E che la renderanno sempre più intensa e positiva.
Nato a Camposanpiero, piccolo comune a due passi da Padova, il 21 Agosto 1991, Andrea cresce in una casa ed in una famiglia dove buoni sentimenti, le buone maniere e l’educazione sono la base da cui tutto nasce. E poi c’è il basket. Già il basket, praticato in gioventù da papà Stefano e dallo zio Pierluigi e che è quasi scritto nel destino del primo nato nella famiglia, a cui si aggiungeranno nel 1993 Francesco e nel 1996 un altro maschietto, Giovanni, per la gioia di mamma Antonella, nume tutelare della casa.
Andrea cresce dritto – facile…. – forte e sano e l’amore verso la palla a spicchi fa presto breccia nel suo piccolo-grande cuore. Sa di non essere un gigante, di non essere Hulk e di non essere baciato da un talento di quelli che una volta nella vita, sa tutto questo ma sa anche di avere un cuore ed una testa che ha pochi confronti. Poi impara in fretta, è sveglio, è furbo ed è anche bravino, il che non guasta. Ed allora la strada, se non proprio in discesa, a tratti sembra pianeggiante. Ma è solo un’impressione.
Andrea deve lottare e sudare giorno dopo giorno, pallone dopo pallone per ottenere il riconoscimento di quello che è. Nessuno gli regala niente – e lui sicuramente, nel caso, non avrebbe gradito ed accettato – e il suo cammino nel mondo dei canestri è una conquista che va avanti lentamente, con fatica ma in modo costante. Ma lo sport è il più giusto ed il più democratico dei sistemi collettivi che esista: non esistono raccomandazioni e scorciatoie. O meglio, possono esistere ma hanno sempre vita breve. I discorso sono pochi: o sei bravo o non lo sei. E Andrea bravo lo è eccome.
Ed allora dopo le giovanili nel 2009 c’è l’esordio in prima squadra con la Pallacanestro Treviso. Arrivato? Non scherziamo…. La cessione alla Pallacanestro Lago Maggiore in A dilettanti gli fa assaggiare l’amaro calice.
Ma Andrea non molla, e avevate qualche dubbio?
Nel frattempo gli osservatori azzurri si accorgono di lui e così arrivano le presenze nella varie rappresentative nazionali, Under 16, Under 18, Under 20, Sperimentale fino all’11 Marzo 2012 a Pesaro quando arriva l’esordio in maglia azzurra. Nel mezzo c’era stato il ritorno a Treviso, poi la cessione a Varese dove disputa due grandi annate, a cui fa seguito il trasferimento in A2 a Verona dove continua a giocare come ha sempre fatto e sempre farà: bene, con ordine, mettendo a posto la squadra, usando la testa, difendendo come un matto e facendo la gioia di tutti i suoi compagni che quando lui è in campo sanno che qualcuno in grado di passare bene il pallone c’è eccome.
Dopo Verona torna in A1 guidando Reggio Emilia per due stagioni, anche alla finale scudetto, prima del passaggio nell’estate del 2017 alla gloriosa Reyer Venezia, sua attuale formazione.
Il suo palmares parla di una Coppa Italia di A2 conquistata con Verona, di una Supercoppa vinta con Reggio, della FIBA Europe Cup conquistata con Venezia, così come il meritatissimo scudetto del 2019. In azzurro per lui e per tutti resterà indimenticabile l’argento agli Europei Under 20 nel 2011.
Ma i trofei conquistati, le benemerenze, le cifre, le statistiche sono quanto di più lontano ci sia per giudicare quello che ha fatto nella sua vita di sportivo Andrea De Nicolao.
Bisogna scavare un po’ più in profondità per scorgere il suo carattere forte, quello di uno che non si arrende, la sua mentalità di giocatore che mette al primo posto la squadra, e poi anche al secondo e pure al terzo e forse al quarto arriva lui.
Un ragazzo che ha dovuto dimostrare molto e più degli altri quello di cui era capace, ma che non si è mai arreso continuando a crederci, nutrito da una famiglia impagabile, dalle persona che gli vogliono bene, ma soprattutto da una passione e da una determinazione che hanno pochi eguali.
Si è meritato tutto quello che ha conquistato, nessuno gli ha regalato nulla e ha fatto tutto da solo.
Giù il cappello di fronte a questo piccolo-grade giocatore e uomo.
Ma attenzione, mai scommettere contro Denik, perché come dicono dall’altra parte dell’Oceano… the best is yet to come, il meglio deve ancora venire.
E Andrea sarà in grado di stupirci un’altra volta. L’ennesima. Di certo non l’ultima.